The epic poet of bdsm. Interview with Flavio Di Nardo

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“Ognuno di noi ha qualcosa da dire, / non solo verbalmente. / Il nostro corpo dice più di quanto non sembri, / le nostre movenze, / i nostri gesti, / i nostri sguardi esprimono ciò che a parole non riusciamo / o non vogliamo dire in altra maniera. / Come l’acqua, prendo la forma del Desiderio altrui.”

Con questa frase si apre il sito di Flavio Di Nardo di cui presentiamo questa serie di foto, alcune in esclusiva per Fluffer Magazine. Di Nardo, fotografo della scena bdsm, ha collaborato con Saturno Buttò ed il marchio ReipRope.
Incuriositi dalle sue foto dark, abbiamo cercato di saperne di più…

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Nelle tue foto domina il tema del bdsm o almeno delle varie costrizioni a cui il corpo può essere sottoposto in situazioni di sadomasochismo.
Riguardo al bdsm rivolto alla costrizione, presente nelle mie fotografie, è un mezzo per il soggetto stesso di liberarsi dalle proprie inibizioni, dar vita ai propri desideri, affrontare le proprie paure, provocare, svestirsi di quei panni spesso scomodi che a volte si è costretti ad indossare nel quotidiano.
Indossare una maschera, ad esempio, scherma il soggetto dall’esterno, dagli occhi altrui e dal loro giudizio e dunque lo rende libero di essere secondo la propria reale natura.

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Ho spesso sentito la frase “legare il corpo per liberare lo spirito” e dalla tua presentazione pare che tu intenda proprio questo, anche se molte donne ritengono le pratiche bdsm solo un modo attraverso cui l’uomo tenta di imporre nuovamente e con forza il suo potere sulla donna.
Alla base di ogni pratica bdsm vi deve essere la totale consensualità tra i partner. Di conseguenza la parte debole, che subisce, ricerca la sottomissione. Inoltre molto spesso sono proprio le donne ad esercitare la dominazione sugli uomini. Quindi direi che “imporre la propria forza e potere” sia una cosa che piaccia ad entrambi i sessi senza distinzioni.

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Le tue foto ricalcano tue fantasie o vengono elaborate anche sulla base di ciò che desidera la modella per esprimere se stessa al fine di mostrare una donna “vera”?
Nei miei lavori chiunque voi vediate non è nient’altro che se stesso in chiave erotica. Questo perché il mio fine fotografico implica la totale libertà di espressione del soggetto ripreso. Cerco sempre di conoscere e capire la modella per elaborare con lei un set in cui si possa “ritrovare”. Ritengo infatti che empatia e fiducia reciproca siano condizioni senza le quali non vi è modo di coesistere sia artisticamente che umanamente.
La fotografia è poi una cosa talmente intima, a mio parere, che se non ci fosse sincronia tra il fotografo ed il soggetto dello scatto, il risultato, per quanto perfetto per tecnica, sarebbe “vuoto”, non comunicherebbe nulla. Come ho scritto nella mia presentazione: “Come l’acqua, prendo la forma del Desiderio altrui.”
La scelta delle mie composizioni è strettamente legata alla personalità del soggetto. Così che appaia nel risultato finale come centro dell’attenzione, in quanto tutti gli elementi accessori sono volti a valorizzare e “portare alla luce” il suo vero Io.

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Nelle tue fotografie appaiono sia donne tatuate che corpi “al naturale”; può in qualche modo, la presenza di un tatuaggio interferire sul risultato finale del tuo scatto?
No, anzi, un tatuaggio è pur sempre una forma di espressione del proprio essere, di chi si è. L’unica differenza fra una modella tatuata ed una che non lo è, è che la prima esterna la propria personalità anche attraverso il tatuaggio, mentre nel secondo caso la personalità si manifesta sotto altre forme, ma entrambe hanno voglia di mettersi in gioco, di scoprire lati nuovi di se stesse e metterli alla luce attraverso il mio obiettivo.

Flavio Di Nardo | website

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